Gita a Maiori e Minori
Gita a Maiori e Minori
24 Maggio 2012
Da Napoli in autobus
Anche questa volta il tempo era piuttosto incerto, stavamo avendo un mese stranamente tropicale a Napoli quest’anno, dunque c’era una forte probabilità che arrivando a Maiori avrei potuto ricevere un benvenuto piuttosto bagnato!
Avevo molta voglia di fare questa ennesima escursione in Costiera, infatti, era da tanto che non ci andavo e quindi mi sono decisa, e di Giovedì mattina alla 9 mi sono trovata al terminal degli autobus Sita al Varco Immacolatella per prendere l’autobus diretto per Maiori.
Il viaggio è stato sorprendentemente breve in confronto a quando si prende lo stesso autobus e si arriva ad Amalfi. Infatti, per Maiori s’impiegano circa 40 minuti in meno. L’unico problema però è che gli autisti non sembrano avere l’abitudine di annunciare i paesi in cui si fermano, né quelli successivi, quindi per essere sicura di arrivare a Maiori e di non tornare l’ennesima volta ad Amalfi ho dovuto dare fondo a tutta la mia memoria geografica della Costiera, per trovare qualche riferimento nel paesaggio e orientarmi su quando scendere.
Alla fine sono giunta a Maiori come da programma, le tante che avevo visto sul posto mi hanno immediatamente fatto riconoscere il lungomare Maiorese, e soprattutto mi hanno evitato l’errore clamoroso di scendere a Erchie, che è il primo cartello in cui si legge Comune di Maiori, che però si trova a più di 8 kilometri dal centro del paese. Fiuuu!
Perfetto ero arrivata, e mi sono lanciata subito all’avventura, per rendermi conto quasi immediatamente che però mi ero lanciata male, infatti, la via dove mi trovavo Via Nuova Chiunzi, non era per niente il corso principale di Maiori, ma era la strada che sarebbe potuta tornarmi utile se avessi avuto l’ardire di dirigermi al Santuario dell’Avvocata. L’autobus della SITA si ferma esattamente all’angolo tra la SS 163 e Via Nuova Chiunzi da dove dopo qualche metro si arriva all’inizio del percorso che porta al Santuario sul Monte Falerzio. Da Via Nuova Chiunzi, si gira a destra su Via Cicereali che sbuca su Via San Vito alle pendici del monte e si continua a salire. Il programma per la giornata non era però così avventuroso, anche perché trovandomi a Maiori da sola, volevo evitare di sprecare delle gite che avrei potuto fare molto più piacevolmente in compagnia.
Sulla vetrina di un bar avevo letto che si organizzano gite al Santuario dell’Avvocata in elicottero e la cosa mi è sembrata imperdibile …
Poi per essere totalmente onesti, iniziava a fare piuttosto caldo, e quindi dopo un breve lapsus di slancio alpinistico, ho deciso di concentrare la mia visita alle attrazioni a livello del mare.
Grazie alle gentilissime indicazioni di una signora, ho capito dove si trovasse effettivamente il Corso principale, Corso Reginna, e lì mi sono diretta per vedere un po’ di società maiorese al mattino. Qui sono rimasta immediatamente colpita dal Fiume Reginna, che in un certo senso non mi aspettavo di vedere così partecipe alla vita quotidiana locale, e che invece sembra ricevere un certo riguardo, considerando le belle pergole che lo ricoprono, le panchine che lo circondano per godersi il suo sottofondo e la leggera frescura che sale da questo taglio che divide il Corso in due. Persa in questo pensiero e guardando un po’ l’umanità che avevo intorno sono arrivata fino quasi alla fine del corso, dove finivano i negozi e si vedevano solo case, chiese abbandonate e una vita molto lontana dal turismo e molto più vicina a una tranquilla quotidianità fortunata. Soffermandomi vicino a un’osteria per guardare le transazioni al camioncino della frutta, ho notato una piccola chiesa abbandonata, proprio alla destra del corso. La chiesa aveva un aspetto molto gradevole dall’esterno, e mi sarebbe piaciuto vederne l’interno, sapevo che era impossibile, ma comunque mi sono concessa qualche minuto di riposo sul muretto del sagrato, affianco a una donna anziana che prendeva fiato prima di intraprendere la salita alle sue spalle. E mentre riflettevo sul suo bastone, e tenevo d’occhio i piccioni mi accorgo che sul mura davanti a me, ci sono due immagini che mi appaiono immediatamente familiari. Infatti, come poi ho scoperto continuando il giro del paese, Maiori è tappezzata di immagini tratte dai numerosi film di cui è stata set privilegiato, in particolare i film del Neorealismo di Rossellini che la scelse come sua location privilegiata.
Sul muro affianco alla chiesa si ricordava tra gli altri uno dei film più importanti della Storia del cinema italiano, Paisà, di Rossellini appunto, che girò alcune scene proprio nel luogo in cui mi trovavo in quel momento … Una bella emozione, ed ero a Maiori da appena un’ora!
Sempre sull’onda dell’entusiasmo appena generato da quella foto plastificata simil-pellicola, mi sono accorta che dal muretto in cui ero seduta, avevo una bellissima veduta della Collegiata di Santa Maria a Mare, già prescelta come meta della giornata. L’unico problema era che da dove mi trovavo non riuscivo in realtà a capire come si facesse ad arrivare effettivamente alla Chiesa, poiché anche la signora si stava alzando per riprendere il suo cammino, anche io mi sono messa in piedi e sono ritornata sui miei passi, al Corso per cercare di ottenere qualche informazione dall’Azienda di Turismo e Soggiorno di Maiori. Con grande sorpresa e piacere la visita informativa è diventata anche un momento per visitare i Giardini di Palazzo Mezzocapo in cui sono alloggiati gli uffici del Comune.
L’Azienda di soggiorno e turismo ha una vista sulla Collegiata veramente meravigliosa, il campanile e la facciata emergono dagli alberi e dalle case circostanti per stagliarsi sul cielo, spesso azzurro, creando una macchia di colore acceso e che illumina ancora di più le strade di Maiori. All’azienda sono stata ricevuta con molta cortesia ed ho trovato molte informazioni sulle attività organizzate a Maiori, e sui progetti future per il turismo e la cultura locale. L’unica cosa che però ancora non ero riuscita a capire era precisamente come si arrivasse alla Collegiata che poi era stato il motive originale per cui mi ero recata lì. Rendendomi conto di questo, sono rientrata per chiedere delucidazioni, e il responsabile si è affacciato con me, facendo un vago gesto con la mano che indicava di tornare un po’verso il mare e poi girare a destra su delle scale che mi avrebbero condotto direttamente lì. O almeno questo è quello che ho potuto trarre dal gesto.
Guardando forse più il dito che la luna, ho seguito la traiettoria a e sono arrivata sulle famigerate scale della Chiesa, che poi facilmente conducono all’ingresso.
Arrivata in cima alla Collegiata la prima cosa che mi ha colpito è stata la vista su Maiori, in cui emergevano tutti i suoi contrasti architettonici, di cui avevo già sentito parlare, come vero topos della cittadina. Infatti, tra case di ogni epoca e stile a un certo punto mi accorgo che in cima alle montagne circostanti c’è un elemento che stona, mura spesse e merli e medievali, e collego che si tratta del Castello di Thoro Plano … ma anche questa meravigliosa escursione dovrà aspettare il mio ritorno in compagnia con qualche compagno avventuriero!
Sono entrata nella Collegiata, e appena dentro mi sono ricordata della legenda che narra la storia di Santa Maria a Mare, ovvero una statua della Madonna e il bambino, giunta a Maiori dal mare. Questa origina dei Santi è molto diffusa in Costiera e anche qui come altrove l’aspetto religioso dell’evento è ibridato con molti elementi pagani, e proprio questo connubio tra credenze popolare e insegnamenti Cristiani è ciò che rende molto interessanti le chiese del nostro Meridione. Per me cresciuta a Roma, poi questo è uno degli aspetti che solitamente cattura di più la mia attenzione, quando si manifesta nelle decorazioni e nelle architetture delle Chiese stesse, che altrimenti non visiterei con vero trasporto.
La statua al centro della legenda esposta sull’altare maggiore mi ha molto colpita, come se attraverso il legno si percepisse la forte personalità e determinatezza della statua stessa, e guardandola non ho avuto dubbi che si fosse recata su queste rive per sua fortissima volontà.
Una cosa che devo evidenziare per fornire un quadro più completo della mia esperienza è che per gran parte della vista, in Chiesa c’ero solo io, ed essere da sola in un luogo di culto non cessa di essere fonte di circospezione e soggezione. Poi ovviamente l’essere da sola toglie qualsiasi freno alla mia immaginazione, e con cotanta leggenda alle spalle, posso dire che la mia fantasia stava prendendo il volo. Nel pieno di questo salto, mi accorgo di una stanza laterale nella navata di sinistra, dove una luce mistica e bianca proveniente da dietro una tenda illuminava con un’aurea una scrivania di legno massiccio e due grande sedie davanti ad essa, e poi in un’altra stanzetta attigua potevo sentire dei rumori … Insomma il mio punto di autonoma suggestione era arrivato quasi al massimo e mancava solo che le statue iniziassero a fissarmi. Mi stava ritornando alla mente Christian Slater nel Nome della Rosa, quando un uomo dall’aspetto innocente e un po’ annoiato sbuca dalla stanza da cui mi ero spostata ed io ovviamente lo accolgo saltando sul posto come se avessi visto un fantasma. Lui non si è scomposto più di tanto, ha puntualizzato che il Museo della Chiesa era chiuso e che lui non sapeva quando avrebbe aperto, poi è rimato lì, ignaro del film che si era rapidamente svolto nella mia testa.
Questo aneddoto per rendere l’idea di quanto sia suggestiva la Collegiata di Santa Maria a Mare, con il suo imponente soffitto a cassettoni di legno screziato in oro, una campana di bronzo risalente al alle prime campane del campanile del XIII secolo, e non da meno, un enorme fonte battesimale all’ingresso della navata sinistra. Inoltre le ricche decorazioni delle cappelle laterali, indicavano chiaramente come quella Chiesa fosse un luogo dove le famiglie ricche cercavano redenzione dai peccati terreni, per una tranquilla permanenza nell’aldilà. E probabilmente la stessa ambizione aveva Filippo Prota il cui nome si staglia in grandi lettere sul portone principale della Chiesa, da lui offerto in segno di devozione alla Vergine Maria venuta dal Mare...
All’esterno della Chiesa sulla sinistra, si trova un meraviglioso campanile dal colore carminio, con una struttura molto articolata rispetto alla linearità della facciata della Chiesa che lo fa risaltare ancora di più.
Ora mi dirigevo un’altra volta verso il corso e scendendo le scale mi sono accorta di un importante dettaglio che prima, salendo i gradini con il naso all’insù per guardare la Collegiata mi era sfuggito: una foto di Anna Magnani mentre sale le stesse scale, dove mi trovo ora. E guardando nuovamente il panorama di Maiori che si apriva sotto di me, e il volto duro e meraviglioso della Magnani ho capito il perché di questa passione di Rossellini. In un certo senso i forti contrasti nell’architettura di Maiori, con picchi di elementi seriali da un lato, e dall’altro elementi artistici quasi struggenti, racchiudono nelle strade di questa piccola cittadina lo spirito che è poi di tutto il nostro paese, in bilico tra l’obbligo al progresso e l’attaccamento a dogmi e tradizioni, che ci rendono un paese dolorante e poco in grado di amare il patrimonio di cui godiamo.
Con quest’estemporanea illuminazione patriottica mi sono ritrovata a camminare per le strade di Maiori, cercando di perdermi tra stradine, archi e scale. Rendendomi poi conto che ancora non avevo fatto un giro sul lungomare che mi aveva annunciato che ero arrivata a Maiori. Poi avendo fame, ho riunito le due esigenze e passeggiando sul grazioso lungomare ho cercato un chiosco che mi ispirasse per fermarmi a prendere un boccone. In realtà molti chioschi erano ancora chiusi, o meglio erano ancora in fase di ri-allestimento in previsione della prossima stagione estiva. Senza dilungarmi troppo nella scelta, mi sono seduta in un chiosco dove potevo mangiare una cosa velocemente e soprattutto godermi il panorama sul mare e su Ravello che con mia grande sorpresa mi salutava dall’alto, mostrando a tutta la vallata le sue tante bellezze.
Da programma, volevo sfruttare il pomeriggio per visitare Minori e prima di mettermi a tavola avevo controllato l’orario degli autobus sita per Minori, che sapevo essere vicina ma non sapevo esattamente quanto. Da orario l’autobus era alle 14.10 e tra un soffermarmi di qua e un sospirare di là, si era fatto abbastanza tardi e quindi appena è arrivato il panino l’ho divorato per riuscire a trovarmi alla fermata dall’altro lato della strada giusto in tempo per andare a Minori. E poi alle 14.28 mi trovavo ancor alla stessa fermata, con lo stomaco che protestava per tanta fretta. Per placare l’ira verso gli autobus SITA che non passano e cercare di alleviare la pancia ho deciso di camminare, temendo di avventurarmi in una delle mie iniziative pericolosamente ardite … e invece Minori è veramente vicina! Appena superato il piccolo porticciolo di Maiori, infatti, si gira la curva e si scorge immediatamente il lungomare di Minori con campi da calcio e un paio di stabilimenti.
Per quanto riguarda gli autobus della SITA e la loro inaffidabilità invece c’è poco da arrabbiarsi poiché fin quando sarà una sola linea a gestire il traffico in Costiera non si otterrà mai un servizio degno dei biglietti che si pagano.
Mi hanno detto che sia una legge del mercato, e qualcuno aveva trovato delle soluzioni, ma sembra che non piacciano tanto, e non solo a Maiori ….
Macinando riflessioni socio-economiche arrivo in dieci minuti a Minori, dove mi rendo conte immediatamente della grande differenza con Maiori, che al conforto sembra quasi una metropoli. Da quello che riesco a percepire, la vita di Minori si svolge essenzialmente sul lungomare, dove bambini e adulti si ritrovano per giocare e parlare.
Credo di essere arrivata proprio all’ora di chiusura delle scuole, perché il lungomare alberato era pieno di bambini tutti impegnati in giochi diversi ma allo stesso tempo tutti riuniti in un unico grande gioco. Sembravano conoscersi tutti, e da bambina di città ho provato un po’ d’invidia per questo enorme parco giochi fidato a disposizione. Benvenuta a Minori, quindi!
Anche qui avevo necessità di raccogliere informazioni utili sulle due attrazioni che intendevo visitare, ovvero la Villa Archeologica Romana e la Basilica di Santa Trofimena. Trovando gli uffici della proloco proprio all’inizio del lungomare mi sono diretta verso il loro ufficio. Nonostante le belle locandine, e l’aspetto molto dinamico che potevo scorgere dai vetri chiusi, l’ufficio è rimasto chiuso tutto il pomeriggio con mia grande delusione mia e dei tanti turisti che ceravano come me qualche notizia in più … Per fortuna guardandomi intorno ho notato una mappa di Minori, dove ho potuto individuare la posizione della Villa. Per quanto riguarda la Basilica invece il problema non è stato tanto trovarla, ma piuttosto capire in che orario avrebbe aperto per poterla visitare …
Lentamente e con un buono spirito investigativo in Costiera si riescono ad ottenere tutte le informazioni.
La Villa Archeologica Romana si trova a due minuti dal lungomare, l'ingresso è gratuito ed è aperta dal mattino al tramonto. Forse la sua caratteristica più bella, è proprio la sua ubicazione nel vivo della vita di paese. Per quanto riguarda il valore archeologico, ripeto ancora una volta la mia provenienza da Roma, che purtroppo mi ha abituato a reperti storici romani di livello ineguagliabile e dunque a un pervasivo scetticismo ogniqualvolta mi trovo a visitare siti la cui attrazione principale è quella di essere romani. In realtà la mia supponenza è stata immediatamente messa a bada dal museo della villa Romana, dove sono esposte una serie di anfore e altri oggetti rinvenuti nella zona costiera. Inoltre il museo allestito in maniera egregia, permette una comprensione approfondita della presenza umana, e dell’urbanizzazione della Costiera Amalfitana, guidando il visitatore in un viaggio che parte appunto dai Romani e attraverso il medioevo arriva fino a noi. A tutt’oggi ci sono molti agglomerati urbani di epoca roana non ancora scoperti del tutto che stanno fornendo informazioni preziose sulla storie degli insediamenti umani in questa terra.
Poi sono rimasta affascinata dalla connotazione archeologica delle leggende riguardanti le Isole Li Galli, intorno alle quali sono stati rinvenuti moltissimi oggetti appartenenti a imbarcazioni che lì avevano interrotto il loro viaggio, e non posso non pensare alla saggezza di Ulisse, come sempre!
Dopo il Museo mi sono poi addentrata nella villa scendendo la rampa di scale che conduce al cortile della villa circondato da un colonnato e dove al centro si trova una larga vasca termale. Sul lato sinistro poi si trovano altre sale delle terme, dove anticamente ci si soffermava nel calidarium e nel tepidarium. Qui ho potuto ammirare un bellissimo mosaico dell’immagine di un toro e di altri esseri mitologici che l’erosione stava cancellando. Il tutto è molto suggestivo soprattutto quando non si è abituati a vedere molte rovine romane, o il rosso pompeiano dei colonnati.
La cosa che però ha colpito me più di tutto è stato il debordare di palazzi balconi e giardini al limitare della villa, anzi quasi dentro la villa stessa.
Questa casualità e scioltezza con cui in Italia viviamo luoghi di tale valore storico è un fenomeno credo possibile solo in questo strano paese, e in me suscita sempre un groviglio di emozioni. Un po’ ritengo che sia bello includere così nella nostra vita quotidiana i reperti antichissimi del nostro patrimonio, dall’altro però temo che questa leggerezza e incuria porterà a un punto di non ritorno e riusciremo alla fine a demolire la nostra vera unica ricchezza nazionale.
Il paragone con realtà come Adrian’s wall o Bath in Inghilterra, dove da un muro romano e da una piccola fonte termale con qualche pietra romana di avanzo, sono cresciute intere economie, mentre qui il fatto che ci sia un edificio con vincolo archeologico è visto come un problema perché poi non ci danno il permesso per ampliare il bagno, o allargare una strada.
Ecco, lo sapevo, oramai mi succede sempre di ridurmi a pensieri nefasti quando mi scontro con lo spreco e di fare una grande fatica a riemergere alla positività. Ma Italians docet, basta uno sfizio culinario e da noi si risolvono ansie e problemi e visto che ancora non avevo capito a che ora avrei potuto visitare la Basilica di Santa Trofimena, mi sono avvicinata da quelle parti dove casualmente ero stata informata della presenza di un’ottima pasticceria. Prima di arrivare alla Basilica ho trovato l’informazione che cercavo.
Facendo il giro da dietro per tornare dalla Villa Romana al lungomare sono passata per la parte posteriore della Basilica, affianco all’Arciconfraternita del SS. Sacramento, e proprio su questo muro laterale, ho trovato una piccola porta dove era affisso un foglio con tutti gli orari di apertura della Chiesa per le celebrazioni liturgiche: la Messa del mattino alla 8, e poi quella della sera intorno alla 19 ma oggi era prevista anche un’apertura alle 17.30 per un battesimo.
Erano le 16 quindi avevo un’ora e passa per continuare il mio giro per Minori, e nonostante la pasticceria fosse presente nella mia testa, mi sono lasciata sedurre dal particolarissimo cortile adiacente alla Basilica che poi ho scoperto condurre nella Chiesa dell’Arciconfraternita del Sacramento. Sui muri del cortile si trovano alcune fotografie molto particolari, abbastanza inquietanti di vari riti liturgici, e poi su una parte c’è un dipinto sulla ceramica, semplice ma anch’esso inevitabilmente inquietante … spinta dalla curiosità mi sono addentrata fino alla Chiesa, piccola e intima, quindi ho scattato qualche foto, sentendomi profondamente sacrilega e poi sono uscita rapidamente per non disturbare oltre.
Ora finalmente era il momento per concedermi una pausa da De Riso, che si trova sul lungomare di Minori proprio all’angolo della via che conduce alla Basilica. Qui mi sono seduta su uno dei tavolini esterni da dove ammirare la vita minorese, cercare di capire se a un certo punto la Pro Loco avrebbe aperto e soprattutto gustarmi la famigerata torta di Ricotta e Pera, che a quanto pare e famosa in tutto il mondo, ed è uno dei pochi dolci che mangio, quindi non potevo farmela sfuggire! Poi catturata dalla quantità di dolci sul menù ho voluto provare anche il misterioso babà cannella e mela annurca. Grazie all’incetta di dolci sentivo un rinnovato vigore che poco si addiceva alla pioggerellina che aveva interrotto i giochi dei bambini sul lungomare e mi aveva costretta ad alzarmi dalla mia comoda poltroncina prendisole. Poiché la Chiesa non apriva, sono tornata a consultare la mappa sul lungomare per valutare se era possibile nella stessa giornata visitare anche la Chiesa dell’Annunziata e/o il Convento di San Nicola. Ma nessuno dei due era sulla mappa, e allora ho chiesto a una signora lì vicino come si arrivasse in tutti e due i luoghi. Lei ha molto cortesemente sgranato gli occhi, chiedendomi se non mi ero accorta che pioveva, allora ho precisato che volevo sapere solo come ci si arrivasse ma che non sarei andata da sola. Allora lei si è tranquillizzata perché non erano escursioni da fare in solitaria e mi ha spiegato entrambe le strade, tra l’altro dandomi anche un’informazione utile per il futuro su un servizio navetta che dal municipio porta all’ultima rampa di scale della Chiesa dell’Annunziata, quindi forse potrò evitare l’elicottero! Insistendo che non sari dovuta andare a fare queste escursioni da sola, è stata gentilissima e mi ha proposto altre mete più raggiungibili e semplici da visitare nei dintorni, come la frazione la Torre e Villamena, che terrò in considerazione per la mia prossima visita.
Dopo la lunga chiacchierata con la signora, la Basilica di Santa Trofimena aveva finalmente aperto. L’attesa aveva certamente alzato le mie aspettative, e oramai non stavo nella pelle. E devo dire che l’entusiasmo non è stato deluso, forse non tanto per la Basilica in sé, molto bella ma abbastanza simile alle alter, quanto piuttosto per la Cripta della Santa Trofimena.
Forse perché per la seconda volta nella giornata mi trovavo da sola in un luogo particolarmente sacro, comunque la visita nella cripta è stata particolarmente emozionante e suggestiva.
Ricordavo molto bene il martirio della Santa e scorgere il reliquario nel buio della cripta ha provocato in me profondissime sensazioni. Era da tanto tempo che non sentivo così chiaramente la sacralità di un posto. Di nuovo ero all’orlo tra entusiasmo mistico e inquietudine misto a paura, quindi dopo uno sguardo approfondito per cogliere e ricordare quella meravigliosa atmosfera, sono riemersa nella Basilica dalle scale alla destra dell’altare.
Il battesimo stava per iniziare, il prete stava raccogliendo tutti sul sagrato della Chiesa, io li ho seguiti per uscire senza essere confusa come una di famiglia. In disparte, senza disturbare ho guardato la facciata della Basilica con le nicchie e le statue dei quattro evangelisti e il campanile.
Senza disturbare la cerimonia ho sceso le scale fiorite della Basilica e dall’altro lato della strada mi aspettava la fermata dell’autobus SITA che mi avrebbe portato a Salerno. Qui ho preso il treno per Napoli, e per tutto il tragitto ho pensato a quel luogo così incredibile e suggestivo, poi è spuntato il Vesuvio su cui rimbalzava il sole al tramonto …
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